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SONO UN "CADUTO" D'ITALIA, E ME NE VANTO  

SONO UN "CADUTO" D'ITALIA, E ME NE VANTO


Redipuglia (Gorizia) Cargnacco (Udine)

2 dicembre  1999


Alla salma - la prima, tornata in Italia
di un Caduto italiano sul fronte di Russia

 

 

 

Sei tornato fra noi, fratello caro,

 dopo tant'anni ......

quanti...quasi cinquanta,

come in oblio

di tutto e di tutti:

e governanti e genti.

Ma noi ti aspettavamo:

noi che con te vivemmo i tempi amari
della guerra e della lontananza.

Erano tempi brutti, quelli, sicuro:

brutti di brutta guerra, certo...

ma tempi pur belli,

sì belli:

tempi belli di gioventù e vivezza.

Eravamo in terra a noi tanto straniera,

 terra fredda, selvaggia, tanto avversa...

e, pur, sì bella:

perchè bella la faceva

la nostra giovinezza.

Sì, c'era la neve, fredda

e c'era, mamma, quel gelante gelo!...

Ma c'erano anche i boschi immensi,

belli ed innevati,

conturbanti di poesia:

co' i picchi come in ritmo picchiettanti,

 e coi scoiattoli, come evolanti,

sciorinanti nuvolette bianche

di neve sfavillante,

pregnanti ed evolventi arcobaleni.

E c'era l'amore:

l'amore bello maternamente umano

di quelle mamme che ci avevan  figli:

figli bravi, sicur, sia pure in armi;

e c'era l'amore caldo, come in inconscio,

di quelle belle figlie,

cui eravam fratelli e innamorati.

Ma c'era la guerra, ahimé,...

la brutta guerra!...

E non si poteva, no, godere appieno

delle sì poche semplici bellezze,

veramente poche,

di quelle terre ancor aspre e selvagge,

in mezzo a quella gente,

che, anche se brava

di natura e sentimento,

non era d'animo nostro.

E tu cadesti, fratello, in quella guerra,

in mezzo a quella gente,

in quella natura avversa!...

Come, quando, cadesti fratello?...

Eri tu forse, un fante,

semplice fante,

di "santa" fanteria,

caduto nella mischia corpo a corpo?...

O eri tu, forse, in groppa a quel cavallo

 che tornò, solo, senza cavaliere?...

O, forse, bersagliere ardente,

mordevi il freno per la sosta lunga,

allor che tanto spazio, a miglia a miglia,

 ti si apriva dinnanzi, e ti invitava

a divorarlo senza avvertir stanchezza?...

O eri, forse, già, forse, un baldo alpino,

 lontano dai tuoi monti,

sradicato dalle tue radici:

dalle tue verdi tanto belle valli,

mandato là a combattere e a morire

in quella steppa selvaggia e sconfinata?...

O, forse, eri un baldo legionario,

prodigo di te stesso e volontario?

Non ti bastò il tuo cuore e il tuo coraggio:

ché il tuo slancio di volo imperioso

nel segno dell'aquila romana

si bruciò impotente

nella furia e nella strapotenza

dell'acciaro e del fuoco

eruttato dall'idra

rossa moscovita.

O pur, mi pare di vederti ancora,

 vibrante d'ardimento e di valore,

 te, mio grande Ardito e Guastatore:

 mai sazio della tua bravura,

il nemico ti sentisti di sfidare

fin nella sua tana sulla sponda opposta

del fiume che tra noi scorreva;

fu l'ultimo valore:

chè, tornato appena sulla riva nostra,

ancor vibrante d'animo e di core,

 un colpo storto, come a tradimento,

 del nemico scornato, ti sorprese:

 così giacesti, morto, senza vita,

sulla riva del fiume ormai violato.

Sei tu, che sei tornato?...

O, forse eri, fratello, un cavaliere alato,

 che, caracollando nell'azzurro immenso,

 sfrecciante su pel cielo incontro al sole,

un colpo ti raggiunse più accecante

del sole sfavillante?...

Tu ten volasti

nel cielo degli eroi,

mentre il tuo corpo e l'apparecchio in fiamme

 si sfracellava al suolo.

Dimmi: chi sei...

quale il reparto che t'avea nei ranghi...

dimmelo, sù, chi sei, fratello caro?...

Pur, sei tornato, alfin, dopo tant'anni:

 dopo tanti anni di amorosa attesa:

di noi fratelli tuoi di sacrificio,

delle mamme, delle spose, dei bambini

 che forse appena, o forse no, neanche,

 perchè non nati ancora,

avevan conosciuto

i baci tuoi con le tue carezze.

Mentre i capi, i cosiddetti grandi

di prima, e di poi, e di poi sempre

nell'oblio dei tempi e delle cose

ti avevan relegato.

Manco male che almen ora,
così tardi: sol or che sei tornato

- per l'amor nostro e per l'amor dei tuoi-

grande t'han fatto, e bene, apoteosi,

bene meritata, magnifica, solenne

sia pur, forse, più pensando ancora

alla loro albagia da soddisfare

più che al sacrificio tuo.

Perchè nessuna lagrima amorosa

di qualche vecchia veneranda mamma

ha potuto bagnare la tua bara?...

e nessun bacio caldo

sognante ancora e protestante amore

di tante anziane vedove fedeli

ha potuto scaldar l'arido legno

in cui racchiuso t'hanno?...

e, già adulti ormai,

nessun uomo o donna,

figli d'amor, di carne e sangue tuo,

manco toccar l'hanno potuto?...

e noi che assiem con te vivemmo in guerra,

reduci vivi in tanto scempio orrendo,

neanche accostarci abbiam potuto

all'avel tuo?...

Pur sei tornato, alfin; siam soddisfatti.

Ma... e, gli altri,

gli altri, compagni tuoi e assieme nostri,

 quando torneranno?...

Una preghiera "tua" falla al Signore;

e noi, e tutti, con te vogliam pregare:

che tornino pur loro, tutti, tutti,

nella diletta Patria nostra Italia

che lor diede i natali,

cui offriron la vita in sacrificio.

E una preghiera ancor facciamo assieme,

 ti prego, fratel, per noi e per l'Italia,

e assiem pel mondo intero:

che mai più governanti

ci mandino ad uccider gli uni gli altri.

Ascolta, Signor, questa preghiera in coro

 di vivi e morti:

dacci la pace, o Dio:

tutti fratelli siamo e figli tuoi.

Ma... ma non mi hai detto ancor chi tu sei,

fratello caro;

tu sei nostro, non sei dimenticato,

né dimenticare ti vogliam: giuriamo;

chi sei, fratello...

perchè non mi ti sveli?...

"Vuolsi così colà..."

Di me è già scritto "Soldato ignoto".

Che t'importa il mio nome od il reparto?...

 imprimilo bene in mente,

scolpiscilo anche nell'animo e nel core,

 e dillo chiaro a tutti,

e gridalo alto e forte a tutti i venti:

«Sono un "CADUTO" d'Italia, e me ne vanto».

Michele d'Auria

 
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