Ultime Notizie
| Sono un caduto dell'Italia |
|
|
|
|
SONO UN "CADUTO" D'ITALIA, E ME NE VANTO
SONO UN "CADUTO" D'ITALIA, E ME NE VANTO
Alla salma - la prima, tornata in Italia
Sei tornato fra noi, fratello caro, dopo tant'anni ...... quanti...quasi cinquanta, come in oblio di tutto e di tutti: e governanti e genti. Ma noi ti aspettavamo:
noi che con te vivemmo i tempi amari Erano tempi brutti, quelli, sicuro: brutti di brutta guerra, certo... ma tempi pur belli, sì belli: tempi belli di gioventù e vivezza. Eravamo in terra a noi tanto straniera, terra fredda, selvaggia, tanto avversa... e, pur, sì bella: perchè bella la faceva la nostra giovinezza. Sì, c'era la neve, fredda e c'era, mamma, quel gelante gelo!... Ma c'erano anche i boschi immensi, belli ed innevati, conturbanti di poesia: co' i picchi come in ritmo picchiettanti, e coi scoiattoli, come evolanti, sciorinanti nuvolette bianche di neve sfavillante, pregnanti ed evolventi arcobaleni. E c'era l'amore: l'amore bello maternamente umano di quelle mamme che ci avevan figli: figli bravi, sicur, sia pure in armi; e c'era l'amore caldo, come in inconscio, di quelle belle figlie, cui eravam fratelli e innamorati. Ma c'era la guerra, ahimé,... la brutta guerra!... E non si poteva, no, godere appieno delle sì poche semplici bellezze, veramente poche, di quelle terre ancor aspre e selvagge, in mezzo a quella gente, che, anche se brava di natura e sentimento, non era d'animo nostro. E tu cadesti, fratello, in quella guerra, in mezzo a quella gente, in quella natura avversa!... Come, quando, cadesti fratello?... Eri tu forse, un fante, semplice fante, di "santa" fanteria, caduto nella mischia corpo a corpo?... O eri tu, forse, in groppa a quel cavallo che tornò, solo, senza cavaliere?... O, forse, bersagliere ardente, mordevi il freno per la sosta lunga, allor che tanto spazio, a miglia a miglia, ti si apriva dinnanzi, e ti invitava a divorarlo senza avvertir stanchezza?... O eri, forse, già, forse, un baldo alpino, lontano dai tuoi monti, sradicato dalle tue radici: dalle tue verdi tanto belle valli, mandato là a combattere e a morire in quella steppa selvaggia e sconfinata?... O, forse, eri un baldo legionario, prodigo di te stesso e volontario? Non ti bastò il tuo cuore e il tuo coraggio: ché il tuo slancio di volo imperioso nel segno dell'aquila romana si bruciò impotente nella furia e nella strapotenza dell'acciaro e del fuoco eruttato dall'idra rossa moscovita. O pur, mi pare di vederti ancora, vibrante d'ardimento e di valore, te, mio grande Ardito e Guastatore: mai sazio della tua bravura, il nemico ti sentisti di sfidare fin nella sua tana sulla sponda opposta del fiume che tra noi scorreva; fu l'ultimo valore: chè, tornato appena sulla riva nostra, ancor vibrante d'animo e di core, un colpo storto, come a tradimento, del nemico scornato, ti sorprese: così giacesti, morto, senza vita, sulla riva del fiume ormai violato. Sei tu, che sei tornato?... O, forse eri, fratello, un cavaliere alato, che, caracollando nell'azzurro immenso, sfrecciante su pel cielo incontro al sole, un colpo ti raggiunse più accecante del sole sfavillante?... Tu ten volasti nel cielo degli eroi, mentre il tuo corpo e l'apparecchio in fiamme si sfracellava al suolo. Dimmi: chi sei... quale il reparto che t'avea nei ranghi... dimmelo, sù, chi sei, fratello caro?... Pur, sei tornato, alfin, dopo tant'anni: dopo tanti anni di amorosa attesa: di noi fratelli tuoi di sacrificio, delle mamme, delle spose, dei bambini che forse appena, o forse no, neanche, perchè non nati ancora, avevan conosciuto i baci tuoi con le tue carezze. Mentre i capi, i cosiddetti grandi di prima, e di poi, e di poi sempre nell'oblio dei tempi e delle cose ti avevan relegato.
Manco male che almen ora, - per l'amor nostro e per l'amor dei tuoi- grande t'han fatto, e bene, apoteosi, bene meritata, magnifica, solenne sia pur, forse, più pensando ancora alla loro albagia da soddisfare più che al sacrificio tuo. Perchè nessuna lagrima amorosa di qualche vecchia veneranda mamma ha potuto bagnare la tua bara?... e nessun bacio caldo sognante ancora e protestante amore di tante anziane vedove fedeli ha potuto scaldar l'arido legno in cui racchiuso t'hanno?... e, già adulti ormai, nessun uomo o donna, figli d'amor, di carne e sangue tuo, manco toccar l'hanno potuto?... e noi che assiem con te vivemmo in guerra, reduci vivi in tanto scempio orrendo, neanche accostarci abbiam potuto all'avel tuo?... Pur sei tornato, alfin; siam soddisfatti. Ma... e, gli altri, gli altri, compagni tuoi e assieme nostri, quando torneranno?... Una preghiera "tua" falla al Signore; e noi, e tutti, con te vogliam pregare: che tornino pur loro, tutti, tutti, nella diletta Patria nostra Italia che lor diede i natali, cui offriron la vita in sacrificio. E una preghiera ancor facciamo assieme, ti prego, fratel, per noi e per l'Italia, e assiem pel mondo intero: che mai più governanti ci mandino ad uccider gli uni gli altri. Ascolta, Signor, questa preghiera in coro di vivi e morti: dacci la pace, o Dio: tutti fratelli siamo e figli tuoi. Ma... ma non mi hai detto ancor chi tu sei, fratello caro; tu sei nostro, non sei dimenticato, né dimenticare ti vogliam: giuriamo; chi sei, fratello... perchè non mi ti sveli?... "Vuolsi così colà..." Di me è già scritto "Soldato ignoto". Che t'importa il mio nome od il reparto?... imprimilo bene in mente, scolpiscilo anche nell'animo e nel core, e dillo chiaro a tutti, e gridalo alto e forte a tutti i venti: «Sono un "CADUTO" d'Italia, e me ne vanto». Michele d'Auria |
|||
| < Prec. | Pros. > |
|---|







