MOVM Gino Campomizzi PDF Stampa E-mail
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Molti, troppi alpini non sono giunti a questa messa di Natale e alcuni giacciono ancora con i corpi dilaniati sulla crosta gelata senza sepoltura. E per molti altri sarà l’ultima Messa prima di salire al cielo degli eroi di Cantore.
Gli alpini in prima linea approfittano della calma notturna per riprendere in mano il piccone e completare quei tratti di camminamento che si sono dimostrati poco efficienti nel corso dell’azione difensiva appena ultimata.
Il giorno dopo è Natale; ma la dura legge della guerra non rispetta festività, sentimenti religiosi, tradizione. Alle ore 8,30 viene avvistata nel settore 9° alpini una colonna di forza superiore a un reggimento che, preceduta da alcuni carri armati, muove in direzione di Kricnaja. Fatta segno al fuoco dell’artiglieria della 385a e 387° divisione germaniche la colonna si arresta e inverte il movimento, mentre già il gruppo “Udine” si apprestava ad entrare in azione. Nel pomeriggio un reparto nemico di un centinaio di uomini tenta di raggiungere quota 205,6 ma la pronte reazione della difesa lo costringe a ripiegare precipitosamente lasciando sul terreno diversi morti. L’aviazione nemica bombarda e mitraglia le nostre linee e le nostre retrovie, causando qualche ferito. Sul resto del fronte attività di pattuglie con conseguenti reazioni di fucileria e di armi automatiche.
Nell’assolvere il suo compito di portaordini cade l’alpino Gino Campomizzi del Battaglione "L’Aquila", un contadino abruzzese che ha partecipato a tutte le operazioni del battaglione fin dall’occupazione dell’Albania. Elogiato dal suo comandante di battaglione per il prezioso servizio di portaordini che compie allo scoperto e sotto il tiro nemico e che lo ha portato finanche a raggiungere un plotone accerchiato e senza collegamenti, risponde modestamente: "Tutti alpini sanno fare quello che faccio io".
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