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La morte del Maggiore Gino Coccovilli PDF Stampa E-mail
La morte di Gino Coccovilli

Il 29 maggio scorso, è morto a Quart in provincia di Aosta, mentre trascorreva un periodo di riposo in casa del figlio Alberto, in seguito ad una caduta accidentale, il professor Gino Coccovilli. Aveva compiuto 91 anni, essendo nato all’Aquila il 28 agosto del 1917 da Alberto e da Diomira Campione. Uomo di cultura, è stato per tantissimi anni insegnante di inglese all’Istituto Tecnico per Geometri, all’Istituto Tecnico Commerciale e alla scuola media "Carducci", tutte dell’Aquila. Prima di laurearsi in giurisprudenza, aveva studiato presso il convitto nazionale del liceo-ginnasio "Cotugno", negli anni trenta quale Avanguardista. Qui conobbe e poi ne divenne amico, l’avvocato Michele Iacobucci, all’epoca presidente provinciale dell’Opera Nazionale Balilla, fondatore della Sezione ANA "Abruzzi". È stato preside delle scuole medie inferiori di Ofena e di Rocca di Mezzo. L’avventura in nord Africa: El Alamein. Il prof. Coccovilli ha combattuto con il grado di sottotenente in nord Africa, la battaglia di El Alamein. Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi lo invitò quale reduce, unico vivente nell’Italia centro sud, alla commemorazione in occasione del "60° Anniversario della battaglia" svoltasi il 19 e 20 ottobre del 2002 in Egitto al Sacrario militare. L’avventura in Africa iniziò per Coccovilli nel febbraio del 1942, quando giovane Sottotenente alpino della "Julia", fu distaccato con altri sedici colleghi alla divisione di fanteria "TRENTO", diretta a combattere gli inglesi nel nord Africa. In un’intervista rilasciata all’"Artigliere" n. 6/2002, i reduci Reggiani, Coccovilli, Failla, Volontè, raccontarono le loro peripezie e le tragiche condizioni in cui dovettero operare durante le battaglie: "La storia vera di noi soldati, le nostre sofferenze e le tragiche conseguenze che la guerra impresse sulla nostra pelle non possono raccontarle né i cronisti del tempo e né tanto meno gli storiografi; solo noi possiamo testimoniare realmente quanto accadde a ridosso delle dune di sabbia negli scontri col nemico che di notte ci avvelenava l’acqua dei pozzi e ci attendeva come cecchino per spararci addosso, molti di noi bevvero le proprie urine, tanta era la disidratazione del corpo". Raccontava Coccovilli: «Le lunghe sudate e la fatica facevano desiderare una doccia, e la sete rendeva quasi folli. L’acqua era un bene raro. Ne ricevevamo 4 litri al giorno, calda, densa e putrida e doveva bastare per lavarsi, cuocere, radersi, bere e alimentare e radiatori dei camion. Ciò che avanzava dal lavaggio mattutino veniva filtrato e riutilizzato di nuovo per quello serale. Filtrata di nuovo serviva per lavare i vestiti e disabbiata, versata di nuovo nei mezzi. Le forze in campo Lo squilibrio era notevole e a favore degli inglesi. Il rapporto numerico tra combattenti era di due ad uno. Gli inglesi avevano 650 carri armati, 300 autoblindo e un migliaio d’aerei. Numero superiore a quelli degli italo-tedeschi. Il 29 giugno 42 arrivò il duce con un codazzo d’ufficiali, gerarchi e giornalisti. Voleva incontrare Rommel, ma il generale si rifiutò. Con lo stallone bianco e con la spada dell’Islam avrebbe fatto in caso di vittoria l’ingresso in Alessandria. Ma le aspettative andarono deluse e il 19 luglio il duce rientrò in Italia. Rommel Le truppe lo adoravano. Si spingeva nelle prime linee. I soldati sentivano molto vicina la vittoria finale. Ma la spericolata avanzata nel deserto aveva allungato le linee di rifornimento. Le basi di partenza distavano oltre 600 chilometri. I rifornimenti (armi, benzina, acqua, pezzi di ricambio degli automezzi) non arrivavano. Agli inglesi i rifornimenti arrivavano da Alessandria, distante 100 chilometri e collegata con El Alamein da una strada e una linea ferrata. El Alamein Si combatterono tre epiche battaglie, dal 1° luglio al 6 novembre 42. L’offensiva finale delle forze armate inglesi che avevano 531 carri armati pesanti americani, contro i 38 carri Mark tedeschi, iniziò la sera del 23 ottobre, con un grande appoggio di artiglieria e d’aviazione. La nostra accanita resistenza nulla potè contro la schiacciante prevalenza di fuoco degli inglesi. Fu una prova durissima per i fanti delle divisioni "Trento", "Trieste", "Bologna", "Littorio", "Folgore", "Ariete". In seguito alla rottura del fronte e al dilagare delle unità corazzate avversarie a tergo dello schieramento, iniziò l’arretramento attraverso il deserto egiziano, che si concluse il 3 febbraio 1943 con l’abbandono della Libia ed il ripiegamento delle unità superstiti italo-tedesche in Tunisia. Si salvarono solo le grandi unità corazzate; le divisioni di fanteria sfornite di mezzi di trasporto e chiuse in sacche, furono costrette alla resa sul posto. Sul cippo posto al km 111 sulla rotabile El Alamein-Alessandria d’Egitto, è posta un’epigrafe che recita: "Mancò la fortuna, non il valore"». La divisione "Ariete" fu completamente distrutta. I paracadutisti della "Folgore", meglio equipaggiati, il cui addestramento era costato 45 volte quello dei fanti, scrissero una delle più valorose pagine di storia. Ciampi è stato il primo Presidente della Repubblica andato a commemorare i caduti in Africa. Nel suo discorso tra l’altro disse: "in questo deserto si affrontò la migliore gioventù dei nostri popoli ed ogni duna, ogni metro furono aspramente contesi, tanti compagni d’armi, tanti amici della mia gioventù non sono tornati. La guerra durò ancora a lungo, ma alla fine i totalitarismi furono sconfitti ed i sopravvissuti hanno cercato di costruire un mondo diverso e migliore, più libero, più giusto". Il prof. Gino Coccovilli fu Presidente onorario della Sezione Alpini "Abruzzi". Entrò a far parte del Consiglio Direttivo fin dal mese di marzo del 1949, quale capitano della riserva. Il 3 marzo del 1968, nella cattedra Bernardiniana si svolge l’assemblea ordinaria con l’elezione del nuovo consiglio direttivo, che elegge il prof. Gino Coccovilli presidente della sezione, che guiderà fino al 1988, per ben venti anni. Fu consigliere sezionale per sei anni. Grande sciatore, aveva gareggiato in gare di fondo regionali e nazionali con il gruppo aquilano sciatori sin dal 1935. Vincitore assoluto, il 18 febbraio 1938, della Coppa di sci Gran Fondo e vincitore della 7a coppa del Direttorio nel 1939. Era socio del CAI dell’Aquila. In campo nazionale ha gareggiato con l’ufficiale che poi comanderà le truppe alpine, il generale di corpo d’armata Bruno Gallarotti, insieme al maresciallo Antonio Pignatelli. Più volte insieme hanno partecipato alla marcia longa in Val di Fiemme e Fassa, in Trentino. Io lo ricordo quando due anni fa partecipò al convegno all’Istituto Tecnico Commerciale "L. Rendina", dal titolo "Senza memoria non c’è futuro", organizzato dal Dirigente Scolastico Dante Capaldi e dai docenti di storia professori Ferdinando Nardecchia e Arnaldo De Paolis, presentando la relazione "Testimonianze inedite su El Alamein (Egitto)". Recentemente lo stesso dirigente scolastico gli aveva conferito una targa ricordo per meriti scolastici e artistici, e attendeva il suo ritorno all’Aquila per la consegna. La sua dipartita ha lasciato un profondo cordoglio nella comunità alpina, e in quanti gli hanno voluto bene. All’Aquila non arriverà il corpo, bensì le ceneri essendosi fatto cremare. Il funerale si svolgerà sabato 14 giugno alle ore 16.30 alla chiesa Madonna del Soccorso, al cimitero monumentale dell’Aquila. Ai familiari le più sentite condoglianze da parte della Sezione "Abruzzi".

L’Aquila 9 giugno 2008
Maurilio Di Giangregorio

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