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| La commemorazione di Gino Coccovilli |
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È stato commemorato sabato 14 giugno 2008, nella chiesa della Madonna del Soccorso, nel cimitero comunale all’Aquila il prof. Gino Coccovilli. Al termine della cerimonia le ceneri sono state tumulate nella cappella di famiglia.
Hanno partecipato con i rispettive vessilli e labari l’ANA, l’ANARTI, l’Associazione Combattenti e reduci, l’UNUCI, rappresentanti del CAI, autorità e cittadini. Presenti i figli Alberto, Paola e la nipote Giulia.
La commemorazione ufficiale è stata tenuta dal Consigliere sezionale e segretario di Sezione, Maurilio Di Giangregorio.
È stato commemorato sabato 14 giugno 2008, nella chiesa della Madonna
del Soccorso, nel cimitero comunale all’Aquila il prof. Gino
Coccovilli. Al termine della cerimonia le ceneri sono state tumulate
nella cappella di famiglia.
Hanno partecipato con i rispettive vessilli e labari l’ANA, l’ANARTI,
l’Associazione Combattenti e reduci, l’UNUCI, rappresentanti del CAI,
autorità e cittadini. Presenti i figli Alberto, Paola e la nipote
Giulia.
La commemorazione ufficiale è stata tenuta dal Consigliere sezionale e
segretario di Sezione, Maurilio Di Giangregorio.
L’Aquila, 14 giugno 2008 ore 16.30: Chiesa Madonna del Soccorso,
cimitero monumentale
Commemorazione di Gino Coccovilli
Forse oggi non spettava a me ricordare la figura del professor Gino Coccovilli, ma ne sono oltremodo onorato e lusingato. Quindi ringrazio chi ha voluto questo e in primis il segretario Angelo Prato suo amico intimo e stretto collaboratore per tantissimi anni, memoria storica della Sezione ANA "Abruzzi", e il presidente generale Antonio Purificati. Ho conosciuto il professore in tempi abbastanza recenti, intorno all’anno 2000, quando avendo ricostituito il gruppo di Castel di Ieri, ho cominciato a rifrequentare la sezione. I rapporti si intensificarono quando poi fui eletto consigliere sezionale. Come riportato nel manifesto funebre affisso nella bacheca del piazzale del cimitero, a cura degli "Amici del Gruppo Aquilano Sciatori GAS dell’Aquila Sci Gran Sasso, che ricordano il novantunenne Professor Gino Coccovilli", chiaro ed esplicativo, dopo il ritorno alla vita civile fu molto impegnato nel campo dell’associativismo e del reducismo, specie dopo il 1946 quando gli fu conferito il grado di Maggiore della Riserva. Fu presidente della Sezione ANA "Abruzzi" dal 1968 al 1988, per ben venti anni. Fu presidente dell’UNUCI sezione dell’Aquila. Fu presidente dell’Associazione Combattenti ed Invalidi di Guerra d’Abruzzo. Era socio dell’ANA, dell’ANARTI e CAI. Fu alpinista e sciatore di gran classe: Campione di sci per il Fondo e discesa nello storico GAS (Gruppo Aquilano Sciatori) dal 1937. Fu fondatore del Club L’Aquila Sci e L’Aquila sci Gran Sasso. La sua passione per gli sport invernali, lo portò in campo nazionale a gareggiare, in età non più verde, con l’ufficiale che poi comanderà le truppe alpine, il generale di corpo d’armata Bruno Gallarotti, insieme al maresciallo Antonio Pignatelli. Con questi suoi amici ha più volte partecipato alla marcialonga in Val di Fiemme e Fassa, in Trentino. Gino Coccovilli, laureato in giurisprudenza e docente di inglese, fu uomo di cultura. Aveva tatto, signorilità e rispetto verso il prossimo. Pregi questi acquisiti durante la sua lunga attività di docente prima (nell’Istituto Tecnico per Geometri, Istituto Tecnico Commerciale e scuola media Carducci) e di preside poi (delle scuole medie inferiori di Ofena e Rocca di Mezzo). Spesso mi diceva: "Noi alpini abruzzesi non teniamo molto alla cultura. Poco è stato scritto per ricordare i nostri reduci e caduti, la nostra storia fatta di sacrifici e di sangue. Dovremmo un pò imitare gli alpini del nord, che curano questo settore con una fiorente pubblicistica. Io ricordo sempre che un popolo senza memoria non ha futuro". Io non gli rispondevo perché mortificato: ero consigliere sezionale e responsabile della commissione cultura. Del professore Gino Coccovilli mi piace ricordare due particolari della sua vita. Il primo quando il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi lo invitò quale reduce, a partecipare alla commemorazione in occasione del 60° Anniversario della battaglia di El Alamein, svoltasi nei giorni 19 e 20 ottobre del 2002 in Egitto al Sacrario militare. Durante il trasferimento in pullman da Alessandria d’Egitto ad El Alamein, i reduci artiglieri: Eugenio Reggiani (Medaglia d’Argento), il prof. Gino Coccovilli, l’ing. Gaetano Failla, Carlo Volontè raccontarono, in una intervista alla rivista L’Artigliere, le loro peripezie e le tragiche condizioni in cui dovettero operare durante le battaglie. Si legge nell’intervista: "La storia vera di noi soldati, le nostre sofferenze e le tragiche conseguenze che la guerra impresse sulla nostra pelle non possono raccontarle né i cronisti del tempo e né tantomeno gli storiografi; solo noi possiamo testimoniare realmente quanto accadde a ridosso delle dune di sabbia negli scontri col nemico che di notte ci avvelenavano l’acqua dei pozzi e ci attendeva come cecchino per spararci addosso, molti di noi bevvero le proprie urine, tanta era la disidratazione del corpo". La seconda, quando nel 2004, su invito del dirigente scolastico professor Dante Capaldi, partecipò ad un convegno all’Istituto Tecnico Commerciale "L. Rendina", dal titolo "Senza memoria non c’è futuro", presentando la relazione "Testimonianze inedite su El Alamein (Egitto)". In questa occasione ricordò quando giovane sottotenente alpino della "Julia", fu distaccato con altri sedici colleghi alla divisione di fanteria "TRENTO", diretta a combattere gli inglesi nel nord Africa nel febbraio del 1942 partecipando alla battaglia di El Alamein, e concludendo la sua avventura nei campi di prigionia inglesi, dove insegnò ai suoi commilitoni la lingua inglese. Recentemente lo stesso dirigente scolastico dell’Istituto Tecnico Commerciale, prof. Dante Capaldi, gli aveva conferito una targa ricordo per meriti scolastici e artistici, nell’ambito della manifestazione "Vivi la montagna" e attendeva il suo ritorno all’Aquila per la consegna. Questo purtroppo non si avverato. Forse ho abusato della vostra pazienza, pertanto chiudo il mio intervento ringraziandovi per l’attenzione prestata e formulando, anche a nome degli alpini, artiglieri, reduci e tutti i presenti, le più sentite condoglianze ai familiari, ai figli Alberto e Paola e ai nipoti Giulia e Lorenzo. L’Aquila 14 giugno 2008 Maurilio Di Giangregorio |
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