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| Il salvatore di Peppino Prisco |
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Abbiamo ricevuto e publichiamo a cura del prof. ing. Maurilio di GIANGREGORIO il seguente articolo. Il salvatore di Peppino Prisco: Giuseppe Carozzi è andato avantidi Maurilio Di Giangregorio
La vita militare
Venerdì 22 febbraio è morto l'alpino reduce della Campagna di Russia Giuseppe Carrozzi, all'età di 91 anni. Era nato a Camarda in provincia dell'Aquila, il 23 ottobre 1916. Fu chiamato alle armi il 27 maggio 1938, giungendo al 9° Reggimento alpini, Battaglione "L'Aquila", Deposito di Sulmona. Partecipò al corso sciatori classificandosi primo. Da Sulmona raggiunse Bari, ove si imbarcò per l'Albania il 13 aprile del 1939. Qui rimase fino al 28 aprile 1942, partecipando alle operazioni militari con la 93a compagnia. Riportò una contusione e abrasioni multiple al viso e alla spalla destra mentre il 21 luglio 1940 accompagnava il proprio mulo all'abbeverata, che imbizzarrito lo sbatteva a terra, come risulta dal Processo verbale n. 28 in data 26 marzo 1941 del c. m. o. di Tirano. Rientrò in Italia col Battaglione "L'Aquila", via terra, percorrendo tutta la strada da Nauplia a Gorizia, dopo un lungo viaggio che durò dal 28 aprile 1942 al 14 maggio 1942. Dopo un periodo di licenza, raggiunse Camarda, appena il tempo di salutare i suoi cari, che dovette subito ripartire per Gorizia. Con la tradotta militare, da Gorizia partì il 17 agosto 1942 per la Russia facente parte del ARMIR. Fu assegnato alla compagnia comando del Battaglione "L'Aquila", prendendo anche alle operazioni militari, ampiamente descritte nei libri di storia. Fece tutta la ritirata di Russia dal 16 gennaio al 1 febbraio 1943, e dal 10 febbraio 1943 al 13 marzo 1943 con la tradotta percorse a ritroso il viaggio di andata, rientrando al Deposito del 9° Reggimento alpini a Gorizia. L'8 settembre del 1943, sbandatosi, non rispose alla chiamata alle armi ai sensi del manifesto di chiamata del Comando Lazio-Umbria-Abruzzo, il 22 novembre 1944. per questo fu deferito dal Tribunale militare di Guerra per il reato di mancanza alla chiamata il 4 settembre 1945. Con sentenza del Giudice Istruttore presso il Tribunale Militare di Roma n. 15523/45 in data 21 febbraio 1956, si dichiarava di non doversi procedere in ordine al reato ascrittogli, essendo il reato medesimo estinto per intervenuta amnistia.
Giuseppe Carrozzi durante il periodo di permanenza nell'ansa del Don ricevette l'incarico dal comandante del Battaglione, di custodire la cassaforte di acciaio del Battaglione "L'Aquila". Conteneva 600.000 marchi tedeschi e pesava 35-40 chilogrammi. La custodì per tutta la durata della ritirata, portandola a spalla dal 16 gennaio al 1 febbraio 1943, fino a Sebekino. Nonostante questa zavorra, e incurante delle sollecitazioni del Sotto Tenente Giuseppe Prisco, che lo invitava ad abbandonarla (Peppino butta la cassaforte e aiutami, gli diceva Prisco), per aiutarlo perché stava congelando. Carrozzi riuscì lo stesso a caricarlo sul mulo e portarlo in salvo. All'arrivo a Kiev consegnò la cassaforte al colonnello Galliano Scarpa. Gli fu conferita per questo gesto, la Croce al Valor Militare, con la motivazione: «Malgrado ripetuti bombardamenti e mitragliamenti da parte di aerei ed attacchi di truppe nemiche, portava in salvo, dopo sedici giorni di lunghe e faticose marce, la cassaforte del battaglione che aveva avuto in consegna. Krinitskaia-Sebekino (Russia). 16 gennaio - 1° febbraio 1943».
Io abbraccio tutti gli alpini e li benedico: il ricordo di Peppino Prisco degli alpini abruzzesi
In questo memoriale Prisco ricorda il suo salvataggio da parte di Giuseppe Carrozzi: «... Ricordo ancora che io stesso, ad un certo momento, mi accorsi di non farcela più, mi resi conto che raggiungere l'Italia, la famiglia e tutto quanto mi era caro al mondo era ormai una illusione, una chimera cui era meglio non pensare; lentamente mi lasciai andare, restai indietro di qualche passo e poi sempre più. Non pensavo a niente: ricordavo Milano, il primo amico morto, e con maggior invidia due alpini feriti a Varsavia al 25 agosto. Ormai non capivo più niente, era subentrata in me la rassegnazione, ma gli alpini e Vitalesta si accorsero di quanto mi stava accadendo, si fecero vicini, mi rincuorarono. Baldo Vitalesta si allontanò qualche minuto e riapparve con un mulo rubato chi sa a quale reparto: fui issato sul mulo da Peppino Carrozzi, fui sorretto a destra e a sinistra perché non cadessi; così dopo qualche ora, poco a poco, mi sentii meglio, scesi dal mulo e ripresi il cammino sotto lo sguardo affettuoso di Vitalesta, di Fossati e dei miei alpini. Gli episodi di fraternità furono molti: è purtroppo difficile ricordarli perché i protagonisti scomparvero, magari subito dopo, ed il loro comportamento non fu conosciuto».
L'incontro con Peppino Prisco
Carrozzi non vedeva Prisco dal giorno del rientro al Deposito di Sulmona. Il 21 maggio 1992, Peppino Prisco gli scrisse una lettera:
«Milano 21 maggio 192 Caro Peppino, finalmente dopo quasi 49 anni ci siamo ritrovati. È stato per me molto bello, anche se speravo di stare più tempo in Tua compagnia: abbiamo ricordato i vecchi episodi della guerra, della ritirata, della famosa cassaforte del nostro battaglione che Tu hai portato in salvo. Ora il problema è di non aspettare altri 49 anni per rivederci: auguro di poter scendere in Abruzzo e fare una puntatine a Camarda. È uscito in questi giorni un libro edito da Bruno Ghigi di Rimini. Il titolo è: La tragedia italiana sul fronte russo. Ti allego copia della pagina 473 nella quale sei anche citato! Ti abbraccio affettuosamente Giuseppe Prisco».
Il 15 giugno del 1998, Prisco scrisse di nuovo a Giuseppe Carrozzi: «Milano 15 giugno 1998 Cari Peppino, pHo ricevuto davvero con piacere la Tua lunga lettera nella quale ricordi episodi di tanti anni or sono che anch'io ricordo perfettamente perché sono stati così determinanti per il proseguimento della nostra vita che non potremo mai dimenticarli. E da quelle tremende giornate sono nati un'amicizia ed un affetto che ci accompagneranno per tutta la vita.
Ricordo bene quando Tu che eri alla Compagnia Comando Ti sei presentato dopo qualche giorno dall'inizio della ritirata con la cassaforte del Battaglione. Ricordo che mi ricordasti di essere cugino di Antonio Carrozzi che era invece sempre stato con me dopo che lo avevano trasferito alla mia Compagnia perché aveva fatto una partita a "pistoccate". Ricordo ancora che rientrati in Italia siamo stati insieme a Sulmona, poi a Gradisca e poi a Salva di Tornova. A fine agosto io andai in licenza per preparare un esame universitario: ricevetti una cartolina in franchigia con la quale mi sollecitavi a rientrare perché avevi piacere di stare di nuovo in mia compagnia. Ma non feci in tempo a ritornare al Battaglione perché scoppiò tutto il caos che pose fine non alla guerra ma alla nostra naia. Ci siamo visti purtroppo per pochi minuti a Padova nel pomeriggio del sabato ma alla domenica mattina pur avendo chiesto agli altri abruzzesi di Te e di qualcun altro che fosse stato in Russia non ho trovato nessuno». Nel 2001, Prisco andò a trovare Carrozzi due volte: a Camarda, Isola del Gran Sasso e poi di nuovo a carda. Fu l'ultima volta che si videro i due commilitoni. Prisco mori il 12 novembre dello stesso anno 2001, a Milano, nella sua abitazione di Via Podgora n. 15. La morte di Giuseppe Carrozzi
Venerdì 22 febbraio 2008, all'ospedale civile dell'Aquila, ove era da tempo ricoverato, Giuseppe Carrozzi è andato avanti. I funerali si sono svolti sabato scorso, e sono stati imponenti. Hanno partecipato: tutta la popolazione di Camarda (che amava davvero il reduce) e un folta rappresentanza di alpini di Paganica e di altre parti. I consiglieri: Capri, Cerone e Di Giangregorio scortavano il vessillo sezionale dell'ANA. Durante cerimonia funebre, dopo il rito, la commemorazione ufficiale è stata fatta dal capo gruppo di Paganica Corradino Palmerini, che ha strappato lacrime agli astanti. Ha dato lettura di due messaggi pervenuti. Il primo del Vice Presidente Nazionale Vicario dell'ANA, Ivano Gentili: Carissimo Corradino, grazie per avermi dato notizia, purtroppo brutta, della scomparsa dell'alpino Giuseppe Carrozzi, già combattente in Grecia e reduce di Russia. Ci hai dato informazione del suo stato di salute precario in occasione delle commemorazioni tenutesi ad Isola del Gran Sasso giusto solo alcuni giorni fa, dove abbiamo potuto rendere omaggio alla memoria del suo grande amico Peppino Prisco. Ora un altro alpino raggiunge in cielo gli amici con i quali ha condiviso le sofferenze delle guerre, il dolore dovuto alla lontananza dal suo paese e dai suoi affetti più cari. Il firmamento si arricchisce di un'altra stella e noi alpini di un altro riferimento da onorare e ricordare e non certamente a parole, bensì con atti di generosità rivolti a chi più ne abbisogna così come siamo abituati a fare e nell'intento di seguire le tracce di chi ci ha preceduto. Vogliano i famigliari di Giuseppe, e gli alpini tutti, accogliere le più sincere condoglianze da parte del nostro Presidente Nazionale Perona e quelle mie personali. Ivano Gentili Vice Presidente Nazionale Vicario». Il secondo da parte dell'avvocato Luigi Maria Prisco, figli di Peppino: «Milano 22 febbraio 2008. Ho appena saputo che Peppino Carrozzi ci ha lasciati. Voglio esprimere il dolore mio, che si unisce a quello di tutti gli alpini e dei suoi famigliari; il rammarico è grande, perché nelle mie visite in Abruzzo ogni reduce mi ricordava mio padre, Peppino anche lui. Con Peppino Carrozzi mio padre aveva un'amicizia speciale, un affetto che durava dal 1942 e non si era mai interrotto. Peppino Prisco è da sei anni in cielo, nel paradiso di Cantore, e ora è stato raggiunto da un amico in più, da un amico con cui ha sempre tenuto una corrispondenza fitta e che è sempre andato a visitare quando aveva occasione di andare in Abruzzo. Speravo tanto di vederlo a Isola il 9 febbraio, ma mi dissero che non gli era stato possibile venire perché ammalato e in ospedale. Avrei voluto parlare con lui di tante cose, anche se in quelle occasioni ufficiali non c'è quasi mai il tempo di stare un pò insieme da soli. Fin da bambino conosco gli alpini abruzzesi e la loro carica umana: lo devo ai viaggi che mio padre faceva in macchina, quando le autostrade erano poche e da Milano ci volevano più di dieci ore. Peppino Carrozzi era una tappa fissa di questi viaggi, ed era commovente vedere l'affetto che si sprigionava da quegli incontri. Un caro saluto al vecio andato avanti e un abbraccio a tutta la sua famiglia Luigi Maria Prisco» La commemorazione del capo gruppo di Paganica, Corradino Palmerini L'alpino Giuseppe Carrozzi, classe 1915, non è morto, è solo andato avanti. Per tradizione alpina "andare avanti" significa raggiungere "il paradiso di Cantore", quel generale genovese eroe delle Tofane, il padre degli alpini che, per il suo particolare modo di rapportarsi con loro, veniva da essi chiamato "papà Tone". Combattente sul fronte greco-albanese nel 1940-42, Giuseppe Carrozzi ha fatto la campagna di Russia nel 1942-43 nelle file del glorioso Battaglione L'Aquila, 9° Reggimento Alpini, della leggendaria Divisione Julia. Dopo la difesa del quadrivio di Selenj Yar, nella battaglia di Natale del 24 dicembre 1942, dove il Battaglione L'Aquila venne decimato, e la battaglia di Nicolajewka, dal 20 al 26 gennaio 1943, i superstiti del reparto abruzzese, un centinaio, al comando del tenente Giuseppe Prisco, si incolonnarono in quella lunga marcia così drammaticamente raccontata da Giulio Bedeschi in "Centomila gavette di ghiaccio". Fu in quel tremendo ritorno che Carrozzi, l'alpino del Gran Sasso temprato dalla vita grama e dagli stenti, diede aiuto e conforto al suo giovane superiore, quel "signor Tenente" come lo chiamerà fino all'ultimo, che gliene è stato per sempre riconoscente. All'adunata nazionale di Milano, nel 1992, l'avvocato Prisco lo mandò a prendere in albergo, presentandolo poi all'assise delle Sezioni alpine all'estero, ricordandone il passato comune nella campagna di Russia. l mattino seguente Prisco venne di buon'ora all'ammassamento, dove tutti noi abruzzesi lo salutammo, e sfilò con noi assieme a Carrozzi fino all'altezza della tribuna d'onore, dove ci lasciò per prendervi posto. Spesso si sono rincontrati, a Camarda dove Carrozzi è nato, oppure a Paganica presso la nostra sede, assieme all'attuale presidente nazionale dell'ANA, Corrado Perona, o accompagnato dai precedenti presidenti, Giuseppe Parazzini e Leonardo Caprioli. L'ultimo incontro Carrozzi e Prisco l'ebbero nel settembre 2001 al Bosco delle Penne Mozze, a Cison di Valmarino (Treviso), dove il Gruppo Alpini Paganica, del quale Carrozzi fa parte, ogni anno si reca per quella toccante cerimonia e per rinnovare gli amichevoli rapporti di gemellaggio con il Gruppo di Tarzo. A novembre di quello stesso anno un nostro telegramma per gli ottant'anni del "tenente Prisco" fu da lui ricordato sulla Rai nazionale con queste parole: "Gli auguri più belli? Quelli di Carrozzi e degli alpini di Paganica". Purtroppo pochi giorni dopo dovemmo inviare il telegramma di condoglianze, con le lacrime di Giuseppe Carrozzi che dava l'addio al suo amico superiore, Peppino Prisco. Siamo ora noi, con il groppo alla gola, che ricordiamo questo nostro decano ed il vuoto che ci lascia. Un tassello del nostro mosaico storico si stacca, uno degli ultimi testimoni della drammatica campagna di Russia. Una grande perdita per la nobile ed eroica tradizione alpina abruzzese. Nulla, però, toglierà dalla nostra memoria il ricordo della sua semplice e generosa figura di alpino, marito e padre, contadino e cittadino esemplare di virtù civiche, di dovere, di rispetto per il prossimo e di laboriosità serena e gioiosa. Corradino Palmerini L'omaggio alla vedova del Presidente Nazionale Corrado Perona
Domenica 24 febbraio, di ritorno da Terni, Corrado Perona, presidente Nazionale, accompagnato del Consigliere Ornello Capannolo, ha voluto rendere omaggio al reduce andato avanti, andando a far visita alla vedova di Giuseppe Carrozzi, Pasqua Scipioni, portando io cordoglio suo personale e di tutta la famiglia alpina italiana.
Camarda (AQ), 24 febbraio 2008. Da sinistra: seduta la vedova Carrozzi Pasqua Scipioni, Corradino Palmerini, Corrado Perona, Ornello Capannolo
Camarda (AQ), 24 febbraio 2008. Da sinistra: Maurilio Di Giangregorio, Ornello Capannolo, Corrado Perona, Corradino Palmerini San Valentino d'Oro - Terni, 23 febbraio 2008 Il Presidente Corrado Perona, a Terni, ha preso parte alla manifestazione, con il consigliere Ornello Capannolo, denominata Premio San Talentino, giunta quest'anno alla 39a edizione. Il prestigioso riconoscimento, attribuito all' ANA, è stato destinato ai grandi nomi della cultura, della politica, della scienza, dello spettacolo che abbiano trasmesso con la propria esperienza di vita un vero messaggio d'amore. ![]()
Sono stati, per la cronaca, premiati, oltre Associazione Nazionale Alpini, l'astronauta Roberto Vittori, il tenore Carlo Barricelli, la schermitrice Margherita Granbassi, il chirurgo pediatrico Antonino Morabito, il gastronomo Gianfranco Vissani. |
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