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Abbiamo ricevuto e pubblichiamo a cura di Maurilio DI GIANGREGORIO
Giuseppe Prisco nel ricordo degli alpini abruzzesi.
Due anni fa, mercoledì 12 dicembre 2001, nella sua casa di Milano, alle ore 4 del mattino, colpito da infarto, moriva Peppino Prisco all’età di 80 anni.
Nobile figura d’alpino. Alpino che più d’ogni altro aveva amato la terra d’Abruzzo con tutte le sue penne nere.
Nato a Milano il 10 dicembre 1921, dopo aver frequentato la scuola allievi ufficiali, prima ad Aosta e poi a Bassano del Grappa, è assegnato quale sottotenente comandante di plotone fucilieri alla 108° compagnia del battaglione “L’Aquila”, 9° Reggimento alpini, divisione Julia.
Dopo aver preso parte alla campagna di Grecia, con l’allora sergente maggiore Antonio Pignatelli di Castelvecchio Subequo, il 16 dicembre 1942, con il Btg L’Aquila inquadrato insieme al Btg Tolmezzo e al gruppo di artiglieria da montagna Conegliano, riuniti in un unico reparto di pronto intervento, fu spedito a tamponare la falla creata dai russi nella linea tenuta dalle divisioni di fanteria Cosseria e Ravenna.
Per un intero mese, nella zona di Selenyj Jar, tra Nova Kalitwa e Ivanowka, questo reparto ha resistito ad ogni attacco respingendo il nemico, in una situazione al limite della sopportazione umana.
In tale occasione gli fu conferita la medaglia d’argento al Valor Militare sul campo e la Croce di ferro tedesca.
Il 17 gennaio 1943 arriva l’ordine di ripiegamento e inizia una marcia ininterrotta fino al ricongiungimento con i reparti dell’intero Corpo d’Armata. La ritirata dei reduci dura 17 giorni e termina a Kiev. Da qui con le tradotte inizia il rimpatrio.
Durante questa estenuante marcia, nel gelo e nella tormenta siderale della steppa, senza viveri e bevande, Prisco nel suo fisico debilitato viene aiutato, sorretto e assistito dagli alpini abruzzesi della 108°.
Gli alpini: Nicola Di Matteo di Pizzoferrato, Giovanni Felli di Celano e Giuseppe Carrozzi di Camarda lo trasportarono a dorso di mulo e sulla slitta per l’occasione approntata salvandolo dal congelamento. Carrozzi oltre che sorreggere Prisco, trasportò a spalla la cassaforte del battaglione L’Aquila del peso di 35 kg senza mai cederla fino Kiev. Conteneva 600 marchi tedeschi.
Questo gesto, Prisco, non lo ha mai dimenticato. Per anni, in ogni manifestazione è venuto in Abruzzo ove ha incontrato tutti i reduci. Ha stabilito un legame indissolubile che lo ha portato ad aiutare e assistere i reduci abruzzesi e i loro figli.
Durante i raduni nazionali alpini sfilava prima con la sezione Abruzzi, poi con la sezione di Milano. Quando per motivi di salute, fu costretto a non sforzarsi, continuò a sfilare con la sezione Abruzzi.
Prisco amava ripetere: “Io nella vita coltivo due amori, uno sacro e uno profano. L’amore sacro è quello per gli alpini, quello profano per l’Inter.”
Il 17 aprile del 2004, la sezione Abruzzi unitamente al gruppo di Castel di Ieri e il 9° Reggimento Alpini della Brigata Taurinense, hanno organizzato una manifestazione con la quale sarà ricordato il s.t. Giuseppe Prisco e presentato il libro “Il sottotenente Giuseppe Prisco nel ricordo degli alpini abruzzesi” scritto dal Capitano Maurilio Di Giangregorio.
Maurilio Di Giangregorio
L’Aquila 12 dicembre 2003
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