IL FONDATORE MICHELE JACOBUCCI. PDF Stampa E-mail

Jacobucci nasceva nel 1899 da famiglia di origine scannese stabilitasi a l’Aquila. Da suo nonno, Michele, organizzatore del C.A.I., erediterà il nome e l’amore per la montagna. Il giovane Jacobucci, come tutti quelli del suo tempo, frequentò brillantemente le scuole medie e le superiori, e sotto la guida del nonno e dei genitori, imparò presto ad arrampicare e a sciare divenendo in breve tempo un provetto alpinista. A 21 anni veniva arruolato nel corpo degli alpini del Regio Esercito, con il grado di sottotenente con i successivi richiami conseguiva il grado di tenente. Dopo il congedo, a 26 anni si laurea in legge. Agli inzi del 29, insieme ad altri 21 alpini aquilani costituiva e fondava il Gruppo Alpini “Gran Sasso” che successivamente sarà denominato Gruppo Alpini L’Aquila. Con questi amici della mo ntagna, arrampicava spesso il Gran Sasso e le altre vette abruzzesi. Il 15 Aprile del 29 tornato deluso per l’assenza dell’Abruzzo all’Adunata Nazionale di Roma, inviava alla sede Nazionale di Milano, il verbale ufficiale con il Quale richiedeva la costituzione della Sezione Abruzzi. Rivendicandone il diritto, motivato dai tanti eroi Alpini abruzzesi morti sul campo di battaglia, e perché gli Alpini in congedo abruzzesi, non avevano sedi per gli incontri e punti di riferimento. Il 18 aprile del 29 la sede di milano approvava la costituzione della Sezione Abruzzi con Jacobucci presidente per molti anni. Durante quel periodo, Jacobucci sollecitava, favoriva e accoglieva la formazione di tanti nuovi Gruppi Alpini Abruzzesi costituitisi alla stregua di quello aquilano. Allo scoppio del secondo conflitto, Jacobucci veniva richiamato con il grado di Capitano, e assumeva il comando di una Compagnia del 10° Reggimento Alpini. Durante la guerra partigiana, gli veniva affidato il comando del battaglione “Abruzzi” inquadrato nel gruppo da combattimento “Legnano”, Battaglione, che in seguito si chiamerà Battaglione L’Aquila. In una lettera del 3 luglio del 43, indirizzata al 10 Reggimento Alpini Roma , il comandante Jacobucci metteva in risalto il valore e lo spirito di copro dei suoi Alpini Abruzzesi ed esortava le giovani reclute, alla solidarietà e all’assistenza dei famigliari dei mutilati e feriti.Dopo il conflitto, Jacobucci tornato a L’Aquila, ricostituisce il Gruppo e la Sezione, e va alla ricerca di tutti gli Alpini, per rincuorarli, aiutarli, assisterli legalmente e materialmente. Jacobucci già Presidente Sezionale e Consigliere Nazionale degli Alpini, per le sue grandi doti morali e umane, veniva anche eletto Presidente del Circolo Tennis Aquilano e di altre Organizzazioni Sportive. Infondeva nei giovani i principi della sincerità, lealtà, schiettezza e vigorosità. Con la sua profonda Fede cristiana e la sua grande generosità entrava a far parte dell’opera Vincenziana. Per non farsi notare, si recava di notte negli abituri dei più poveri per regalare viveri e indumenti. Il suo modo di operare le carità era benedetto da tutti quei sfortunati che vivevano aiutati. Anche durante la malattia incurabile che ne determinerà la morte, Jacobucci sarà sempre a fianco dei suoi Alpini e dei suoi bisognosi, i quali ormai lo chiamavano affettuosamente “Don Michele” o “Papà degli Alpini Abruzzesi” come , cantore, per gli Alpini Italiani. Gli aquilani più anziani, ancora ricordano Jacobucci, lungo il Corso Federico II, con la giacca sempre sbottonata, sempre senza cappotto perché li aveva donati ai poveri. Jacobucci moriva nella clinica Sanatrix il 9 dicembre del 66. Ai suoi funerali svoltisi nella chiesa di S. Giusta erano presenti oltre 3000 Alpini in lacrime, provenienti da tutto l’Abruzzo. Al passaggio del corteo funebre lungo il Corso, gli aquilani accorrevano numerosi a rendere omaggio ad un degno concittadino.

 
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