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10 ANNIVERSARIO DEL RESTAURO DELLA CHIESETTA MADONNA DELLA NEVE.
Sono trascorsi 10 anni da quando il Santo Padre inaugurò la chiesetta alpina dedicata alla Madonna della Neve.
10 giugno 1993 - 10 giugno 2003.
Tanti sono gli anni che sono trascorsi velocemente da quando è stata ultimata la restaurazione della chiesa.
Stiamo organizzando una manifestazione per la metà del mese di settembre, per quella data v’invito tutti a partecipare.
Vorrei rivolgere, un grazie sentito, al nostro socio e amico Renato VELLETRI, che in tutti questi anni, in silenzio, ha avuto e continua ad avere cura della nostra cara chiesetta. Luogo in cui ogni turista, escursionista, si ferma un attimo davanti ad essa sicuramente rivolge una preghiera alla Madonna della Neve simbolo di purezza e di Madre ammirevole e poi inizia la sua escursione per la meravigliosa scalata al Gran Sasso d’Italia.
Ho il piacere di ricordare a tutti quanti sacrifici sono stati compiuti per restaurare la chiesa e sarei contento per il futuro, che l’avvenimento fosse ricordato.
Riporto le parole del Santo padre con le quali si rivolse a tutti gli Alpini presenti ed ai fedeli saliti a Campo Imperatore la domenica del giorno 20 giugno 1993.
«Devo ringraziare tutti, così numerosi. Suscita ammirazione come siano potuti venire bambini piccoli e poi anche gli anziani in questo appuntamento così elevato.e per me certamente questo appuntamento è anche un premio immeritato.
Si dice che l’Eucarestia costituisce la sorgente e il vertice di tutta la vita cristiana. Io la domenica precedente ero a Siviglia – poi a Madrid e a Huelva – per concludere il Congresso Eucaristico Internazionale. È un parallelismo straordinariofra il vertice eucaristico di domenica scorsa e questo vertice naturale, non solamente della natura, ma anche dello spirito umano, della domenica di oggi. Ritorno ancora una volta con il pensiero in Spagna, a questa grande esperienza di Chiesa che ho avuto durante i cinque giorni della visita ed esprimo il ringraziamento a Dio per questa meraviglia della natura che serve tanto ad elevare gli spiriti umani.
Ancora una parola di riconoscenza perché questo è un posto che ispira gratitudine soprattutto per il Creatore, ma anche per tutte le persone alle quali sono debitore».
Si può non ricordare il discorso di Sua Santità Giovanni Paolo II, che è una vera esaltazione «degli ALPINI» plasmati come sono dalle bellezze, dalle asprezze, dai misteri e dal fascino della montagna? Ecco ciò che ci disse quel giorno:
Carissimi fratelli e sorelle.
È un incontro particolare questo di oggi, nel quale ci è data l’opportunità di recitare l’Angelus nella suggestiva cornice del Gran Sasso, accanto a questa Cappella che ho appena benedetta, semplice e graziosa, incastonata com’è nel maestoso paesaggio a me ben noto e caro. Qui il silenzio della montagna e il candore delle nevi ci parlano di Dio, e ci additano la via della contemplazione, non solo come strada maestra per fare esperienza del Mistero, ma anche quale condizione per umanizzare la nostra vita e i reciproci rapporti. Si sente oggi un gran bisogno di allentare i ritmi talvolta ossessivi delle nostre giornate. Il contatto con la natura, con la sua bellezza e la sua pace, ci ritempra e ci ristora, ma mentre l’occhio spazia sulle meraviglie del cosmo, è necessario rientrare in noi stessi nella profondità del cuore, in quel centro della nostra coscienza. Lì Dio ci parla, e il dialogo con Lui restituisce senso alla nostra vita.
Per questo, carissimi Alpini che vedo numerosi a quest’appuntamento, ho molto apprezzato la vostra iniziativa di ristrutturare questa Cappella, la quale vuole essere, per quanti qui giungono o sostano mentre salgono la montagna, richiamo al soprannaturale, segno della presenza di Dio, invito ala preghiera. Così per voi, cari amici, che vi siete qui radunati, preoccupandovi di assicurare al vostro incontro festoso il respiro ossigenante della preghiera. Esso, del resto, si amalgama bene con la vostra storia e la vostra cultura, oserei dire con la vostra «spiritualità». Voi siete, infatti come «plasmati dalla montagna, dalle sue bellezze e dalle sue asprezze, dai misteri e dal suo fascino». La montagna apre i suoi segreti solo a chi ha il coraggiosi sfidarla. Chiede sacrificio e allenamento. Obbliga a lasciare la sicurezza delle valli, ma offre a chi ha il coraggio dell’ascesa gli spettacoli stupendi delle cime. Essa è pertanto una realtà fortemente evocativa del cammino dello spirito, chiamato ad elevarsi dalla terra al cielo, fino all’incontro con Dio. Voi Alpini siete esperti di questo misterioso linguaggio. Ascoltandolo, il vostro stesso servizio alla Patria si fa, con tutta naturalezza, servizio alla solidarietà e alla pace. Lasciate dunque che alla ben nota simpatia che il Corpo suscita nell’opinione pubblica. Io aggiungo oggi anche l’espressione del mio apprezzamento e della mia amicizia.
Da queste montagne il mio pensiero va a tutta la terra d’Abruzzo, e in particolare alla Diocesi dell’Aquila, che ebbi modo di visitare nel 1980. rivolgo il mio saluto affettuoso al Vescovo, il caro Mons. Peressin, che ha celebrato per voi l’Eucarestia. Saluto anche gli altri Vescovi di questa provincia ecclesiastica, vicina a l’Aquila, poi saluto di cuore i presbiteri, i Religiosi e le Religiose e tutta la Comunità aquilana. So dell’impegno che state ponendo, con esemplare entusiasmo soprattutto nella pastorale familiare. È una scelta che merita un vivo incoraggiamento, in questo tempo difficile in cui sulla famiglia si accaniscono forze corrosive che minacciano l’unità e la serenità. È necessario dunque che, nella società civile come nella Chiesa, per il sostegno a questa fondamentale istituzione siano investite le migliori energie.le famiglie cristiane siano davvero lievito nella società, vivendola loro vocazione di «chiese domestiche» ispirate profondamente dal Vangelo, ricche di preghiera, di tenerezza, di testimonianza.
Carissimi Fratelli e Sorelle! Affidiamoci a Maria, che in questa Cappella è onorata col titolo suggestivo di «Madonna della Neve», non solo appropriato per la stupenda cornice della natura circostante, ma anche fortemente evocativo del suo mistero di donna del candore: la «tota pulcra», l’Immacolata.
Ella ci insegni la via della fedeltà a Cristo. Ci ottenga coraggio e fiducia. Benedica questa terra e in modo speciale le sue famiglie e i suoi giovani.
Cari Soci, amici tutti
Facciamo in modo che il nostro ricordo non sia rivolto solo agli avvenimenti grandi e dolorosi del passato, ma con loro, ricordiamo anche gli avvenimenti che caratterizzano la nostra esistenza quotidiana.
Concludendo, voglio fare nostre le parole bene auguranti pronunciate dal Santo Padre affidandoci alla Madonna della Neve.
IL PRESIDENTE
Ornello CAPANNOLO
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