Dalle notizie raccolte presso gli Alpini più anziani, alla ricerca di elementi utili ai fini del presente lavoro, è emerso che gli intervistati hanno ricordato con calore e con rimpianto, i tempi nei quali hanno vissuto la loro esperienza militare e di vita. Anni, che vanno dalla "Campagna di Guerra 1915-18" (dove un nostro alpino Marinetti Nunzio, mi dicono, classe 1900,appartenne alla leva dei "Figli lattanti" - diciassette anni -), fino all'ultimo conflitto (in particolare la Campagna di Grecia e quella di Russia). Mi ricordano anche del primo alpino in assoluto tra gli ovindolesi: Melone Nicodemo, classe 1885.
Il primo capogruppo, raccontano, è stato Ranalletta Gaetano, oggi spento, il quale mise assieme un Gruppo abbastanza numeroso, fondando così nel 1955, il Gruppo di Ovindoli. Più che realizzare iniziative proprie, il Gruppo cominciò a frequentare le manifestazioni di altri Gruppi vicini. Così, tra alti e bassi, con l'apporto di Alpini generosi, anche senza cariche specifiche, come p. es. Chiuchiarelli Alberto, Rosati Pasquale, Barbati Nicola, Melone Alberto, la presenza alpina si è sempre avvertita nel paese (il 90% della leva militare appartiene agli Alpini).
Negli anni trascorsi, a Ovindoli si parlava di Tarvisio, come si parla normalmente di qualsiasi paese del circondario: Celano, Rocca di Mezzo...
E' con l'avvento a capogruppo del cap. Di Michele Sebastiano, (adeguatamente coadiuvato dagli alpini Marinetti Antonio, segretario, e da altri volenterosi, tra i quali spiccano i nomi di Pierleoni Domenico e Sebastiano Alberto Rinaldo), che il Gruppo assume una propria fisionomia anche operativa. "Si arrivò a 96 iscritti", mi racconta il Segretario, con una punta di orgoglio.
Al loro impegno si deve l'intestazione delle due strade principali del paese a due Alpini Medaglie d'argento al Valore Militare:
Nicolino Sebastiani (caduto nella Campagna di Russia) e Osvaldo Moretti (nella lotta partigiana).
Coinvolgendo in un fervore nuovo tutti i soci del sodalizio, venne realizzata la chiesetta alpina, in località "Le Cortine" di Ovindoli. Essa si trova in mezzo a un ameno boschetto di pini abeti e aceri, su un prato verde, che è diventato il parco più frequentato del paese, con giochi per bambini e sosta per i turisti. Chi ne aveva la capacità fu orgoglioso di realizzare e dotare la struttura di arredi essenziali. Come la croce in ferro battuto fornita dal compianto Ranalletta Simplicio, l'altare in legno, scolpito da Bonanni Michele (in memoria del cognato Ottavio) o il pannello realizzato da Flaviani Pio, che non era alpino, ma che volle ugualmente partecipare a quella azione corale. Anch'egli è passato tra i più.
Chiuchiarelli Alberto, invece, volle commissionare e offrire per la chiesetta la porta in ferro.
Oggi la chiesetta accoglie una cerimonia che viene ripetuta tutti gli anni nella prima domenica di agosto. Ma di ciò si parlerà più avanti quando si racconterà di altri Capigruppo che hanno operato in Ovindoli.
Per esempio Pietrantoni Carlo.
Egli è l'Alpino per antonomasia. Si è sempre interessato a iniziative che esaltassero "l'alpinità", come la chiama lui. Ha parlato e parla di ricordi, di tracce che un Alpino deve lasciare dovunque e nel proprio paese in particolare. Ristrutturare un fontanile, aggiustare una mulatteria, partecipare a ogni tipo di raduno, fare escursioni in montagna. A lui si deve la organizzazione di numerose gare di sci di fondo. Non è stato seguito abbastanza, a mio avviso. Ha lavorato di più e meglio, quando un altro Alpino, (turista ospite di Ovindoli, ma nato e residente a Roma) ha sposato la causa del Gruppo Alpini di Ovindoli. Si trattò di Glauco Tosto. Egli era stato nelle salmerie, aveva un'aspirazione che sicuramente non poteva es‑
sere compresa a Roma. Stava sempre a Ovindoli. Per il Gruppo Alpini acquistò un appartamento dove sistemare la sede.
Partecipava a tutte le manifestazioni locali e nazionali. Alle cerimonie presenziava mettendo in mostra tutti i suoi fregi e medaglie della vita militare. Era un buono ed amico di molti personaggi influenti nel mondo militare. Non amava, però, nei raduni alpini, dire che era di Roma. Era convinto che non lo avrebbero apprezzato. E allora diceva di essere abruzzese e, in particolare, di Ovindoli. In questo modo diceva di avere le porte spalancate in tutti i raduni d'Italia e in tutti i posti dove si recava. Usava questo trucco. Ma a noi piaceva molto questa "certificazione" di autenticità alpina. Ci inorgogliva, anche perché era l'unica cosa che potevamo dargli e lui l'unica cosa che voleva.
Con Glauco Tosto, anche lui passato a miglior vita, il Gruppo di Ovindoli era veramente diventato un bel Gruppo. Ne condivideva la responsabilità Pietrantoni Carlo, segretario. Per lui, quando morì, Carlo volle scrivere un articolo su L'Alpino d'Abruzzo, giornale locale, che si riporta di seguito, perché è una dimostrazione di sincero affetto.
"Di origini molisane, con residenza a Roma, ma assiduo frequentatore delle montagne abruzzesi sin dal dopoguerra, Glauco Tosto era diventato ovindolese di adozione. Da qualche giorno, dal 5 maggio, Glauco non è più tra noi. Lo conobbi trenta anni fa, quando mi chiese di potersi iscrivere al Gruppo Alpini di Ovindoli (chi scrive era all'epoca capogruppo tuttofare). Qualche tempo dopo la sua iscrizione, divenne nostro capogruppo eletto all'unanimità, carica che ha ricoperto brillantemente, con orgoglio e dedizione fino al giorno in cui ci ha lasciati. Brevemente la sua storia.
Era un ex combattente 43/45, nel corpo degli Alpini, reparto salmeria muli.
Questi animali umili e forti, gli erano rimasti nel cuore, tanto che quando furono tolti dai nostri reparti mi confidò con tristezza che si era sentito come privato di qualcosa che da sempre gli era appartenuto. E' stato insignito dalla Croce di Guerra al Valor Militare; componente del Consiglio Nazionale degli ex Combattenti; Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Aveva partecipato, qualche mese fa, all'inaugurazione dell'asilo di Rossoch, nell'ex Unione Sovietica, costituito anche con il nostro contributo morale e materiale. Al suo ritorno era felice e orgoglioso ma già molto malato. Glauco Tosto ha fatto risorgere il Gruppo Alpini di Ovindoli, è stato un instancabile organizzatore ma soprattutto un fervido sostenitore dei veri principi che animano lo spirito degli Alpini. Un uomo dolce e mite, amante della natura e degli animali, rispettato e amato da quanti lo conoscevano. L'ultima volta che ci siamo visti mi salutò, insolitamente, con un bacio, quasi presagio della sua morte.
Addio caro Glauco e grazie per tutto ciò che ci hai insegnato, grazie per la tua bontà e disponibilità; di tutto quanto hai fatto per il Gruppo Alpini di Ovindoli e per la Sezione Abruzzi.
Ci mancherai, ne sono sicuro, ma sarai sempre il nostro punto di riferimento. Addio per sempre Amico Alpino".
Sotto la guida di Glauco Tosto il tesseramento divenne una scadenza di rito. Le manifestazioni nazionali videro sempre più presenze. Il giorno della prima domenica di agosto divenne ad Ovindoli, e lo è tuttora, la "Festa degli Alpini". La donazione della bandiera alla scuola fu manifestazione di grosso rilievo. Ed ogni volta che si presentava l'occasione, vuoi nelle feste patronali, vuoi per la ricorrenza dei defunti, vuoi in altre occasioni di festa e di memorie, c'era sempre un picchetto di Alpini che recava la corona di alloro al nostro Monumento all'Alpino. E' un vanto di Ovindoli a cui ancora non accenno. Esso è posto in alto a sovrastare il paese. Come a proteggerlo. Dà un senso di sicurezza. E' stato posto lì nell'anno 1929 quando, con la creazione della Sezione Abruzzi e l'espandersi della cultura della montagna anche nel Mezzogiorno d'Italia, quel simbolo doveva rappresentare una specie di "imprimatur" di qualità e di testimonianza: non soltanto al Nord era ammissibile essere montanari e Alpini.
Erano disegni importanti, tracciati da chi vedeva oltre...
E infatti la montagna ha incominciato a pagare i suoi figli.
Non è soltanto il luogo dei nostri sacrifici. Sta diventando sempre più il nostro luogo di lavoro e fonte di reddito in occupazioni nelle attività del terziario.
Ancora da Tosto nacque l'idea di un incontro dei Gruppi sul Monte Sirente confluendo da Ovindoli, Secinaro e Aielli in una domenica del mese di luglio. E i tre Gruppi vollero ricordarlo con una targa che oggi è apposta sulla vetta.
Al tempo di Tosto il Gruppo realizzò molte iniziative. Ma non durò moltissimo. Una malattia in pochi mesi lo portò via. Così nella sua parrocchia romana Glauco Tosto ebbe il nostro conforto. Ci recammo a Roma in pulman, con il cappello alpino. Quel giorno, i parrocchiani videro il timido, silenzioso, rispettoso Glauco Tosto, circondato da un numeroso picchetto che lo assistette e scortò nell'ultimo suo cammino.
Toccò poi a Nino Pompili continuare il lavoro da lui avviato. Si può affermare che è stata mantenuta la tradizione, anche perché un nutrito gruppo di volenterosi si era formato e intendeva andare avanti. Per citarne alcuni: D'Onofrio Paolo (segretario), Bonanni Francesco (vice capogruppo), Di Santo Sabatino, Sebastani Antonio, Liberatore Piero, Palumbo Silvano. Essi sono diventati gli elementi portanti di una struttura destinata a crescere.
Si partecipa alle adunate, si continua con la festa degli Alpini in agosto, si depone la corona al Monumento. Si realizza anche un'idea di Tosto. Egli fece domanda per ottenere un rudere comunale in disuso e abbandonato, da ristrutturare e utilizzare nelle attività del Gruppo. Il manufatto l'abbiamo ottenuto. Un primo lavoro, dell'importo di venti milioni (perizia effettuata dall'U.T. del Comune), ha reso il rudere un gradevole luogo di ritrovo e di incontro. Lo vogliono tutti per le loro feste o "braciate". Ce lo chiedono i diciottenni per la loro festa, i maestri di sci per i loro incontri conviviali (persone che vogliono passare una giornata diversa accanto al fuoco da attizzare, scherzare e cucinarvi). Il lavoro però non è terminato. Difficoltà di carattere burocratico ritardano gli altri lavori necessari. Ci aiuterà la L.R. n. 127/98, speriamo, a risolvere questi problemi. Anche per la protezione civile si è provato a organizzarsi. Sei dei nostri Alpini hanno partecipato alle operazioni nelle zone terremotate dell'Umbria. Siamo stati ad Assisi, alloggiati a Bastia Umbra a selezionare e catalogare i viveri arrivati. E come da cosa nasce cosa, l'attività del Gruppo è stata estesa anche in altri settori. La cerimonia presso la chiesetta alpina il giorno della nostra festa di agosto, è stata arricchita con alcuni canti alpini tradizionali. E' nata così l'esigenza di avere un coro alpino ovindolese. La disponibilità e la passione del maestro Nicola Rosati ha ottenuto un altro buon risultato. Il coro è stato formato e da circa due anni lavora alla formazione del proprio repertorio. La gente ci vede. Ci vede sempre di più e meglio. Secondo molti la nostra, è un'Associazione viva e operosa. Si partecipa alle funzioni del Venerdì Santo con il coro di "Voci Scure" ad arricchire il già bravo e apprezzato coro della chiesa. Nel 1998 abbiamo partecipato, invitati dal Comune di Ovindoli, alla manifestazione romana del "Tevere Expo" e abbiamo cantato in pieno mese di luglio in una notte caldissima e afosa, sul traghetto che collegava le sponde del Tevere, dove per chilometri erano dislocati gli stands degli espositori, Monte Canino, di qua di la del Piave... Ci siamo divertiti molto e abbiamo ricevuto manifestazioni di simpatia da parte dei romani. Continuamente si cercano occasioni per stare insieme anche se, con l'impegno delle prove del coro, buona parte di noi si incontra due volte la settimana.
Quando è il momento giusto per farlo ( per esempio a primavera dopo lo scioglimento delle nevi), passiamo sempre una qualche giornata, che definiamo "ecologica", a pulire alcune zone montane. Alla fine vi è sempre un ottimo rancio alpino presso la "chiesetta alpina" e i nostri cori si sentono da lontano.
Con tono serio e responsabile affrontiamo, invece, la ricorrenza della commemorazione dei defunti. Da qualche anno ci offriamo per la pulizia dei cimiteri del capoluogo e delle frazioni e questo lavoro è molto apprezzato dalla popolazione. C'è molto da fare; in tutti i settori. Si è anche provato ad accompagnare in escursioni gli amanti della montagna.
Si è fatta un po' di esperienza in questi anni, vivere la vita associativa dà dei risultati insperati.
Si parla generalmente della figura dell'Alpino, montanaro per definizione, generoso, pronto a dare tutto ma anche solitario e molto legato alle proprie tradizioni, diffidente delle novità, non prodigo a discutere problemi e soluzioni.
Invece, attraverso le iniziative portate avanti dall'Associazione (si parla di quelle non occasionali, di quelle che impegnano per dei periodi di breve e lunga durata, ma che hanno bisogno di preparazione), si stabilisce un rapporto di intesa tra i partecipanti che può sprigionare notevoli potenzialità. Ci si prepara in pratica ad affrontare un impegno più maturo, attraverso la founalizzazione dell'associazione spontanea e la ricerca di linee guida per affrontare le potenzialità delle Associazioni di volontariato nella visione attuale di supporto ai bisogni ricorrenti, nell'ambiente e nel sociale.
C'è speranza per l'avvenire.